Combattere la paura con un software: è davvero possibile?

Combattere la paura è davvero possibile? Un Software ci spiega come.

Negli ultimi giorni ha suscitato un particolare interesse la pubblicazione di un approfondimento comportamentale su Nature Human Behaviour, a firma di un team di scienziati dell’ATR Computational Neuroscience Lab: secondo i ricercatori giapponesi, utilizzando un software in grado di analizzare le immagini cerebrali del paziente, sarebbe possibile individuare il momento in cui associare una ricompensa all’attivazione derivante dalla paura, andando a ridurre l’ansia in misura significativa.

Chiamata DecNef (decoded neurofeedback) la tecnica si svolge in risonanza magnetica funzionale, e permette di indurre una risposta nel paziente misurando il suo schema di attivazione cerebrale e confrontandolo con quello “ideale” e, di conseguenza, fornendogli un feedback adeguato senza che il soggetto ne sia consapevole.

L’esperimento

Per giungere alle valutazioni con cui è stato arricchito lo studio, un gruppo di volontari è stato indotto a osservare alcuni cerchi rossi, verdi, blu o gialli, proiettati in maniera continuativa su uno schermo: il software è quindi riuscito a identificare una specifica attività cerebrale sollecitata per ciascun colore visualizzato.

Successivamente, gli stessi volontari sono stati sottoposti a una nuova sequenza di immagini, con il nuovo inserimento di coppie di cerchi che servivano ad anticipare una scossa elettrica dolorosa ma sopportabile. Sulla base di tale evoluzione metodologica, i partecipanti hanno quindi iniziato ad associare la paura suscitata dall’avvertire dolore, ai cerchi di doppio colore.

A questo punto, i volontari sono poi stati fatti sistemare nel macchinario di risonanza magnetica funzionale, chiedendo loro di pensare alla paura della scossa. Ebbene, il cervello, pur non sollecitato dalle visioni, ha continuato ad attivarsi. Il software è riuscito ad identificare le attivazioni, offrendo, ogni volta che il volontario li vedeva, una ricompensa in denaro al soggetto mediante l’esposizione di un messaggio su schermo.

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I risultati

Secondo i ricercatori, dopo tre trattamenti da un’ora, la paura dello stimolo visivo determinato dalla coppia di cerchi era svanita, e l’ansia conseguente, misurata mediante sensori sulla pelle, appariva dimezzata. A questo punto, gli scienziati giapponesi stanno cercando di capire quanto a lungo possa durare il beneficio derivante dall’attenuazione della paura, e soprattutto se la tecnica possa servire a trattare paure “vere”, e non solo quelle sorte in ambito sperimentale.

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