Tentazione Tecnologica: uso e abuso di Internet e Social Network

Le dipendenze comportamentali: definizione.

 

Nella accezione comune, così come in quella psicologica e psichiatrica, fino a qualche decennio fa la dicitura “dipendenza” era connessa esclusivamente alle tossicodipendenze, ovvero quel gruppo di dipendenze associate a sostanze psicoattive.

Negli ultimi anni tuttavia si è sviluppata una nuova categoria di dipendenze, che nulla ha a che vedere con le sostanze chimiche, ma riguarda infatti oggetti o attività “comuni”: sono state definite DIPENDENZE COMPORTAMENTALI oppure NEW ADDICTIONS e sono caratterizzate dal fatto che

l’oggetto della dipendenza viene identificato in un’attività o in un comportamento o nell’uso di un oggetto che socialmente viene ritenuto normale perché utilizzato o messo in atto dalla maggior parte delle persone

tuttavia per altri individui l’uso di oggetti o la messa in atto di tali comportamenti possono assumere caratteristiche psicopatologiche.
Questa nuova categoria di dipendenze comprende al suo interno la dipendenza da attività sessuali, dal gioco d’azzardo, dallo shopping, dal gioco online, da internet, dalla televisione e così via…

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Uso e abuso di Internet e Social Network.

Internet è uno strumento che da quando ha fatto il suo ingresso nella cultura e nella quotidianità delle persone ne ha cambiato completamente lo stile di vita.
Non tutti quelli che ne fanno uso sviluppano una dipendenza da questo strumento, infatti milioni di persone ogni giorno lo utilizzano per lavorare o studiare o navigare in tranquillità senza sfociare nella psicopatologia. Tuttavia per alcuni individui internet ha perso quella funzione iniziale, che invece per la maggior parte delle altre persone continua a svolgere, e si è trasformato in un mondo parallelo nel quale vivere vite alternative, completamente assorbiti dalla rete, in alcuni casi anche con una nuova personalità o un nuovo volto e addirittura un nuovo passato, facendo sì che i confini esistenziali della persona si perdano sfumando nei pixels.
In particolare questo è soprattutto vero quando si va ad analizzare l’uso e l’abuso dei Social Network, entrati nella nostra cultura e anche nella nostra quotidianità.

Un concetto importante da tenere in considerazione quando si approccia allo studio delle dipendenze tecnologiche e in particolare della dipendenza da internet, è quello di unwillingness-to-communicate che può essere tradotto in italiano come “riluttanza a comunicare” nelle situazioni interpersonali.
Diversi sono gli studi che hanno approfondito questo aspetto in relazione soprattutto alla sua influenza sulle gratificazioni ricercate e quelle ottenute dall’uso di social network e in particolare di Facebook.
Le persone comunemente ricercano nei social network la soddisfazione di 4 tipologie di bisogni:

  1. il “diversivo” (fuga dai problemi, fuga dalle emozioni)
  2. relazioni personali
  3. identità personale
  4. informazione

I bisogni interpersonali che invece vengono soddisfatti da Facebook et similia sono

  • sentirsi meno soli
  • mantenimento delle relazioni
  • sviluppo di capacità persuasive
  • problem solving

 

In una ricerca molto interessante condotta da Sheldon nel 2008 è emerso che diverse sono le motivazioni dietro l’utilizzo così frequente di social network come Facebook: per mantenere vive delle relazioni con persone che conoscono dal vivo, per passare del tempo, per intrattenersi, per incontrare nuove persone e costruire nuove amicizie. I suoi risultati indicano che i soggetti più ansiosi e spaventati di fronte a relazioni e scambi interpersonali faccia-a-faccia, tendono ad utilizzare Facebook per passare il tempo e sentirsi meno soli; queste persone inoltre tendono ad avere meno amici virtuali, rispetto a quel che si potrebbe invece immaginare: probabilmente ciò accade perché uno degli elementi fondamentali della comunicazione interpersonale è l’apertura di sé, la self-disclosure, e quelle persone che nella vita reale sono più restie ad entrare in contatto con le persone lo sono anche online e quindi non si aprono abbastanza agli altri così da creare nuovi rapporti virtuali. 

Utilizzo problematico di internet e dipendenza.

Blinka, Brown e Smahel nel 2012 hanno rilevato la tendenza a costruire rapporti online sia effettivamente associata ad una dipendenza da internet: ad una maggiore tendenza a mettere in atto comportamenti di dipendenza corrispondono maggiori amicizie virtuali.
Quelle persone che preferiscono stabilire rapporti virtuali online riportano maggiori livelli di dipendenza da internet probabilmente perché i loro pattern comunicativi li inducono ad un utilizzo maggiore di internet che può di fatto apparire come una vera e propria dipendenza.

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Nonostante comunque esista un numero abbastanza ampio di ricerche che vanno ad analizzare vari aspetti dell’utilizzo di internet, si conosce abbastanza poco il legame esistente tra l’utilizzo problematico di internet e la comparsa di altri disturbi mentali.
Diversi studi hanno dimostrato che vari indici di utilizzo compulsivo di internet fossero moderatamente correlati ad una serie di problematiche come ridotta autostima, solitudine, depressione, ansia, fobia sociale, tendenze autolesionistiche e suicidarie. Come suggeriscono Blinka, Brown e Smahel (2016)  le persone che hanno delle difficoltà psicopatologiche mettono in atto delle strategie di coping inefficaci (come un utilizzo compulsivo di internet) per evitare di fronteggiare la dolorosa situazione attuale.

Bibliografia

Ciarrochi, J., Parker, P., Sahndra, B., Marshall, S., Jackson, C., Heaven, P. The Development of Compulsive Internet Use and Mental Health: A Four-Year Study of Adolescence. (2016)

Sheldon, K., Abad, N., Hinsch, C. (2011) Two-Process View of Facebook Use and Relatedness Need-Satisfaction:
Disconnection Drives Use, and Connection Rewards It

Smahel, D., Blinka, L., Brown, B. (2012) Associations Between Online Friendship and Internet Addiction Among
Adolescents and Emerging Adults

Sheldon, P. (2008) The Relationship BetweenUnwillingness-to-Communicate and Students’ Facebook Use

Silvia Bouvret

Psicologa clinica iscritta all'Ordine regionale del Lazio n 22032.
Specializzanda in psicoterapia gestaltico-analitica individuale e di gruppo, con fondamenti di bioenergetica.

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